wibiya widget

*Buona lettura*

lunedì 13 settembre 2010

Marchesi nel «Medico in famiglia»«Quando provo recito in dialetto»

Ringrazio Andrea per avermi segnalato questa intervista


Sui blog già girano le prime indiscrezioni sul suo ruolo nella settima edizione del «Medico in famiglia», serie tv di Rai Uno dai grandi ascolti. Lui è Giorgio Marchesi, bergamasco doc, nato nel quartiere Carnovali 36 anni fa, e sempre un po' in giro per l'Italia e il mondo, pur molto attaccato alle sue radici e alla sua famiglia. «Su Internet si dice che sarò uno psicologo che farà breccia nel cuore di Maria – racconta -. La verità è che interpreterò Marco Levi, un giornalista televisivo d'assalto dal carattere forte e determinato. Per il resto, la trama è top secret, anche se sì, è vero che tra me e Maria, interpretata da Margot Sikabonyi, ci sarà una frequentazione». Le riprese delle nuove puntate dureranno fino ad aprile prossimo e in tv le inizieremo a vedere da gennaio.

La tv sta portando fortuna a Marchesi: negli ultimi anni il format del serial gli ha permesso di interpretare numerosi e tra loro diversi personaggi: «Amo molto diversificare il mio lavoro - spiega l'attore bergamasco - così come interpretare personaggi tra loro differenti: mi permette di mettermi sempre più in gioco e di fare un lavoro non ripetitivo che mi offre quindi nuovi spunti di crescita. Sono stato Aldo Corsini, tenente francese rivoluzionario, ne “La figlia di Elisa – Ritorno a Rivombrosa”, Alessandro Bergonzi, commissario un po' inesperto ma coraggioso, nel sequel della fiction “Un posto tranquillo” e poi Francesco Miraglia, giovane poliziotto preciso e attento ne “Il bene e il male”, Filippo Lunardi, doppiogiochista con la faccia d'angelo e un passato da nascondere in “Intelligence”…».

E con tanto lavoro, trova comunque il tempo di tornare a Bergamo: «Amo molto la mia città - spiega - e torno spesso anche solo per studiare. Quando devo prepararmi per un provino o per studiare un copione, a volte recito in dialetto». In bergamasco? E perchè? «Mi sono reso conto che parlare in bergamasco mi libera da molti vincoli, mi permette interpretazioni più dirette e immediate. Me lo ha fatto capire Valerio Binasco in un provino. Mi disse: “Fammi questa battuta in bergamasco”, e il dialetto in quel momento mi ha tolto la rigidità accademica e mi ha offerto un'interpretazione più fresca e immediata. Così tante volte provo in bergamasco».

Poi un sogno: «Mi piacerebbe lavorare con il maestro Olmi - racconta ancora Marchesi -. L'incontro avuto con lui al Globi d'oro per la premiazione di «Mine vaganti» è stata una folgorazione. Caratterialmente sono molto timido ed è stata la prima volta che ho avuto il coraggio di andare a presentarmi ad un regista. Tale è la stima dell'uomo Olmi oltre che dell'artista che appena l'ho visto mi sono alzato dalla mia sedia e sono andato diritto dal maestro Olmi. Gli ho teso la mano e gli ho detto che ero bergamasco come lui e che era un onore conoscerlo. È stato molto gentile e mi ha detto di avere coraggio e volontà. Mi ha detto che la mia generazione, come la sua, deve avere la forza di ricostruirsi sopra le macerie. Le sue macerie erano materiali, quella della guerra, le mie, secondo Olmi, sono ancor più difficili perché sono culturali. Mi ha commosso per la sua genialità, la sua forza artistica e umana».

Nessun commento:

Posta un commento